Slow Medicine: la medicina ha bisogno di rallentare

Medicina e lentezza: un’abbinata che rimanda a scenari catastrofici fatti di liste di attese infinite, di burocrazia, di mancanza di tempestività nelle cure, di malasanità. Bene, Slow Medicine non c’entra niente con tutto questo.

Ci hanno insegnato che lento è sinonimo di inefficace, ma troppo spesso veloce significa soltanto frettoloso, a discapito della qualità. Forse è per questo che il movimento “slow” – di cui il celeberrimo Slow Food è soltanto la punta dell’ iceberg – sta prendendo piede sempre più “velocemente” .

Che cosa significa rallentare in medicina e nell’healthcare? Significa prendere tempo per costruire una collaborazione efficace tra medico e paziente. Significa smettere di proporre esami su esami e terapie di dubbia efficacia, ma soffermarsi sul senso e significato della cura. Significa riconoscere che la medicina non possiede nessuna bacchetta magica o tecnologia miracolosa, ma che deve accettare i suoi limiti.

Slow Medicine:  la storia

L’idea di una medicina meno iperattiva  è stata concepita per la prima volta in Italia, nel 2002 quando il  primario di cardiologia all’Ospedale Careggi di Firenze, Alberto Dolara, aveva lanciato un Invito a una Slow Medicine rispetto alla cura dei pazienti terminali.  Intanto anche a livello internazionale l’esigenza di una medicina lenta si andava diffondendo: nel 2008 il libro del dottor Dennis McCullough, My Mother, Your Mother , sottolinea l’importanza di “andarci piano” nelle cure geriatriche, valutando la reale necessità ed efficacia di cure che negli anziani rischiano di essere più dannose che altro.  Nello stesso anno il dottor J. Ladd Bauer pubblica un editoriale da titolo Slow Medicine” all’interno del Journal of Alternative and Complementary Medicine.

La prima associazione di Slow Medicine nasce ufficialmente nel 2010 a Torino e rappresenta un baluardo del movimento anche a livello internazionale. Lo scorso 7 marzo si è tenuto il Terzo congresso nazionale di Slow Medicine, dal titolo “Fare… Pensare… Fare…”

Slow medicine: i principi

L’associazione Slow Medicine  sintetizza i suoi valori con 3 aggettivi.
La Slow Medicine è:

  • Sobria: fare di più non significa fare meglio.
  • Rispettosa: i valori delle persone sono inviolabili.
  • Giusta: nel senso di equa, che garantisca cure appropriate e di qualità a tutti.

La slow medicine si basa sull’applicazione dell’approccio sistemico in medicina. Secondo questo approccio, che si contrappone a quello  meccanicistico (riduzionistico), le persone non sono un mero assemblamento di pezzi  e i medici non sono tecnici che aggiustano le varie componenti del corpo umano. La persona va curata nella sua complessità e nella complessità del sistema in cui vive. Il ché si traduce in multidisciplinarità e lavoro di squadra, attenzione al paziente e condivisione delle scelte del percorso di cura.

Una medicina sobria e (economicamente) sostenibile

Secondo i promotori della  Slow Medicine, questo approccio porterebbe a una consistente riduzione degli sprechi e quindi dei costi.  Risparmiando sugli esami e sulle cure inutili, diventa concreta l’ipotesi di una medicina equa e sostenibile. La medicina orientata alla ricerca della malattia alimenta una sorta di consumismo nella salute: aumentano gli screening e gli esami preventivi, ci si affida a tutte le tecnologie e i farmaci più “innovativi” (nel senso di nuovi, non necessariamente efficaci) si abusa dei farmaci sia a scopo preventivo, sia in situazioni che non rappresentano patologie, come la gestione delle emozioni. Ci sono poi la medicalizzazione di momenti naturali della vita, come il parto o la vecchiaia, e  l’accanimento terapeutico, vero e proprio. Tutto a discapito della qualità della vita.

 

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