Evidence Based Medicine: che cos’è?

Si parte con un grosso problema di traduzione. Già, perché “medicina basata sull’evidenza”, come si sente spesso dire dalle nostre parti, è espressione  ambigua anzi  inesatta. Meglio parlare di evidenze scientifiche o di  prove di efficacia se si parla di trattamenti o di farmaci.

La prima pubblicazione in cui si parla di EBM è del 1991 e, se già nel 1996 l’epidemiologo David Sacket – che si può considerare il padre dell’EBM –  sentiva la necessità di chiarire sul British Medical Journal Cos’è e cosa non è l’EBM, evidentemente c’era parecchia confusione a riguardo.
Mentre prosegue il dibattito tra detrattori e difensori, sospetto che ancora oggi molti (come me) vorrebbero vederci più chiaro.

Ecco allora la definizione di Sackett:


" L’ Evidence Based Medicine è l’impiego coscienzioso, esplicito e giudizioso delle migliori prove (evidence) attuali  nel prendere decisioni sulla cura del singolo paziente. Praticare l’EBM significa integrare la competenza clinica personale con le migliori prove esterne disponibili provenienti da ricerche sistematiche." 

Sottolineo solo 3 aspetti che mi sembrano importanti:

  • L’EBM è una pratica clinica, riguarda il decision making
  • L’EBM non è la ricerca sperimentale ma si avvale dei risultati della ricerca sperimentale.
  • L’EBM riconosce la necessità dell’esperienza clinica del medico nella scelta ultima che riguarda il paziente “ Senza la competenza clinica, la pratica rischia di essere tiranneggiata dalle evidenze, in quanto anche le migliori prove di efficacia possono risultare inapplicabili o inappropriate per un paziente specifico

 

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