Il burnout nella relazione di cura: storie che bruciano

Chi si prende cura dei medici (e non dimentichiamo gli infermieri e tutti gli operatori sanitari)?
Oggi vorrei parlare di burnout, un problema tipico delle professioni d’aiuto, che ha un forte impatto sulla loro salute ma anche importanti ricadute sociali ed economiche.  Rapporti interpersonali  impegnativi e ad alto impatto emotivo possono “bruciare” il  curante*, che piano piano “si consuma”, perde  energie e voglia di fare, diventa sempre più distaccato e freddo e offre un servizio più scadente.

È come se a furia di stare a contatto con il dolore, il curante ne venisse “contagiato”  quasi invaso, tanto da sentire il bisogno di proteggersi con l’apatia e l’indifferenza.

Proviamo a metterci nei panni per esempio di chi ha a che fare con pazienti terminali. Il confronto costante con la morte,  il dolore dei parenti,  la rabbia e la paura dei pazienti, il senso di impotenza  e di ingiustizia, magari di fronte alla sofferenza dei bambini. Mi tornano in mente le parole di sdegno  di Ivan Karamazov : “Ma ci sono i bambini: che cosa dovrò fare con loro? È questa la domanda alla quale non so dare risposta […]. Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini” .

Aggiungiamo poi ulteriori motivi di stress dati per esempio dai ritmi serrati, da un contesto di lavoro frustrante, che richiede tanto ma non fornisce le risorse o dalla mancanza di supporto da parte dei colleghi.

Tutta colpa dell’empatia?

No, l’empatia non c’entra con il burnout, anzi è proprio la confusione tra empatia e contagio emotivo il guaio.   Il curante empatico sa entrare in risonanza con le emozioni del paziente e comprenderle a fondo, in modo da fornire il miglior tipo di cura. Ma sa anche distinguere tra le proprie emozioni e quelle del paziente, che restano le emozioni del paziente e non si sovrappongono, non agganciano, non si fondono con  le sue emozioni personali.

La prevenzione del burnout passa dalla cura delle proprie emozioni, che deve fare parte dei compiti e, a mio avviso, anche dei diritti di chi si occupa di aiutare gli altri

Se auspichiamo il passaggio a una medicina centrata sul paziente, che valorizzi l’aspetto relazionale nel processo di cura è fondamentale fornire anche strumenti per imparare a gestire la relazione e le emozioni

Poi se anche l’organizzazione del lavoro fosse a misura di curante… ma qui forse ci avviciniamo troppo  all’utopia.

Medicina narrativa e prevenzione del burnout

Anche il curante ha una sua storia da narrare, anche il curante ha bisogno di essere ascoltato: la Medicina Narrativa può essere uno strumento utile per uscire dal flusso delle emozioni e guardarle dal di fuori, in un atto di riflessione.
La narrazione permette di “dare forma” alle emozioni che il curante vive e a quelle di cui è spettatore e testimone e di lavorare sulla ricerca di senso.

Le storie dei curanti sono testimonianze (che smuovono e interrogano anche i pazienti)  e possono diventare occasione di dialogo e di solidarietà, come succede nel blog Nottidiguardia.

I gruppi di Balint

Solo un breve cenno a questo tema:  Michael Balint è stato un medico e psicanalista ungherese; insieme alla moglie verso la fine degli anni ’40 su richiesta Ministero della Sanità inglese iniziò a lavorare alla formazione dei medici generici .    “Quando un medico prescrive un farmaco, prescrive se stesso”  : la relazione secondo Balint è fondamentale alla terapia tanto quanto le competenze biomediche. Mettere la relazione al centro comporta, come abbiamo visto il rischio di burnout.  Per questo sviluppo l’idea dei gruppi.

I gruppi di Balint sono gruppi di medici che si ritrovano guidati da un conduttore esperto per discutere e confrontarsi sulle proprie esperienze.  A turno, ciascun medico presenta un caso clinico in cui ha riscontrato particolari difficoltà (per esempio, come presentare una cattiva notizia a un paziente) e ciascuno risponde portando i propri vissuti personali e le proprie strategie, in un clima di ascolto, valorizzazione delle emozioni e di apprendimento reciproco.

Per saperne di più
Michael Balint,
Medico, paziente e malattia
Giovanni Fioriti Editore   

Ai pazienti

Per finire un suggerimento a tutti coloro che in qualche modo usufruiscono della cura da parte di medici, infermieri e operatori sanitari: alle volte un semplice grazie, sentito e di cuore,  può fare la differenza.

 

*Userò il termine “curante” per ricomprendere in un termine sintetico tutte le figure che si occupano di prendersi cura degli altri, dal medico all’infermiere, ma anche l’assistente sociale e lo psicoterapeuta, il volontario soccorritore.

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