Medicina Narrativa e Digital Health: un matrimonio possibile?

Ho seguito con interesse la presentazione – durante il Digital Health Summit 2015 – della nuova piattaforma Digital Narrative Medicine (DNM),  uno strumento web, creato dal Center for Digital Health Humanities, che si propone di facilitare l’applicazione della Medicina Narrativa nella pratica clinica.

Così recita il sito: “DNM è uno strumento web e mobile che il team terapeutico offre al paziente per raccontare la sua storia, attraverso un percorso narrativo guidato. La piattaforma può essere utilizzata da ASL, società scientifiche, dipartimenti ospedalieri, professionisti sanitari.”

Cosa c’entra, ora, la medicina narrativa con il digital? Da una parte abbiamo un approccio che mette al centro la relazione medico-paziente e dall’altro abbiamo una relazione mediata dallo schermo di un pc (o di uno smartphone). Se l’approccio narrative based nasce anche come antidoto alla iper-tecnologizzazione della medicina contemporanea, come si può pretendere di servirsi proprio della tecnologia nella pratica narrativa? Dove vanno a finire il contatto umano, la relazione empatica, la dinamica dialogica, l’ascolto?

Insomma Digital + Narrative Medicine sembra proprio un paradosso, o peggio, un ossimoro. Ma è davvero così? Il digital unisce o divide? Crea relazioni o le altera? Lo schermo è una frattura o punto di contatto? Quali sono le caratteristiche della comunicazione online che la rendono incompatibile con la medicina narrativa?

Platone

A Platone sembra non piacesse molto la scrittura, era un grande fan di Socrate, il quale non ha lasciato testimonianze scritte. Ma lui, Platone, di opere ne ha scritte, e pure tante. In una di queste, il Fedro, racconta dell’invenzione della scrittura da parte del dio Teuth, in Egitto,  e del giudizio che ne dà il faraone:

« O ingegnosissimo Theuth, c'è chi è capace di creare le arti e chi è invece capace di giudicare quale danno o quale vantaggio ne ricaveranno coloro che le adopereranno. Ora tu, essendo padre della scrittura, per affetto hai detto proprio il contrario di quello che essa vale. Infatti, la scoperta della scrittura avrà per effetto di produrre la dimenticanza nelle anime di coloro che la impareranno, perché fidandosi della scrittura si abitueranno a ricordare dal di fuori mediante segni estranei, e non dal di dentro e da se medesimi: dunque, tu hai trovato non il farmaco della memoria, del richiamare alla memoria. Della sapienza, poi, tu procuri ai tuoi discepoli l'apparenza e non la verità: infatti essi, divenendo per mezzo tuo uditori di molte cose senza insegnamento, crederanno di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più, in realtà, non le sapranno; e sarà ben difficile discorrere con essi, perché sono diventati portatori di opinioni invece che sapienti »

Platone viveva in un’epoca di cambiamento mediatico: da una cultura dell’oralità il mondo si muoveva verso una cultura della parola scritta. Un po’ come il cambiamento che stiamo vivendo oggi con il digital. Cambia il medium, ma non cambiano le polemiche.  Platone*, però, ha usato il nuovo medium, mettendone in evidenza le caratteristiche, nel bene e nel male, senza smettere di usare anche il dialogo insegnato da Socrate.

Contatto e connessione

In medicina il contatto – fisico, sensoriale, emotivo e umano – non può venire meno perché è indispensabile e connaturato alla cura: Gadamer ci ricorda come nel termine tedesco Behandlung (cura, trattamento) è presente la parola Hand, la mano “abile ed esperta che sa riconoscere la trama”.  E prosegue “Non solo è necessaria la mano, ma anche l’orecchio sensibile, che sa ascoltare la parola giusta, e l’occhio scrutatore del medico che cerca di dissimularsi in uno sguardo pieno di tatto.”

La relazione vis-à-vis non è certo messa in pericolo dall’introduzione di strumenti digitali nella pratica medica. Semplicemente le due modalità si affiancano. Si tratta di capire quali sono le caratteristiche, i limiti e le potenzialità del nuovo strumento e di utilizzarlo in una prospettiva patient-centered e narrativa.

Siamo ancora in una fase esplorativa. Questa piattaforma, a mio avviso, ha il pregio di individuare alcune di queste potenzialità su un piano di concretezza e sostenibilità: ad esempio, permette di sfruttare la comunicazione asincrona (quante volte appena usciti dallo studio del medico ci accorgiamo di aver dimenticato qualche dettaglio significativo); inoltre concede al medico di ottimizzare il tempo, risorsa preziosa e rara, senza perdere di vista la componente narrativa.

Si tratta di uno strumento efficace? Quali sono i limiti e i difetti? Non lo so. Certo anche i dubbi sono tanti. Ma pensare di fermare il cambiamento mi sembra un po’ ingenuo, ecco.
Citofonare “Platone” per ulteriori dettagli.

* Non entro nel merito del dibattito sulle dottrine non scritte di Platone perché sarebbe troppo fuori tema, troppo fuori luogo e troppo lungo. Ed è passato troppo tempo dagli anni dell’università.

1 Comment Medicina Narrativa e Digital Health: un matrimonio possibile?

  1. Andrea

    Cara Francesca,

    per prima cosa ti devo fare i complimenti per il post perché è davvero scritto in modo geniale.

    In merito all’argomento trattato sono d’accordo con la tua analisi indipendentemente dalla nobiltà del parallelo storico-filosofico che fai.

    La mia conclusione finale è uguale alla tua con l’aggiunta di quella punta di sano scetticismo che ogni uomo (per di più di scienza come nel mio caso) ha nei confronti di ciò che non conosce, anche se in questo caso si tratta della contaminazione tra medicina e narrativa e digitale.

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