Patients as People: l’arte che umanizza la medicina

Uno dei compiti dell’arte è quello di mostrarci la realtà da un punto di vista diverso. Che cosa può insegnare l’arte ai medici? Per esempio a recuperare uno sguardo, quello sguardo che vede il paziente, non come paziente, ma come persona.

Si intitola proprio Patients as People la mostra itinerante che l’artista Emma Barnard ha ideato in collaborazione con Michael Papesch, chirurgo al Barts Hospital di Londra e Chris McManus , docente di psicologia ed educazione medica all’University College of London.

L’idea è questa: subito dopo una visita l’artista scatta un’istantanea, un ritratto del paziente e chiede al paziente stesso di descrivere i propri sentimenti e vissuti sulla visita e il trattamento, annotandoli sulla foto.

La mostra fa parte di un più ampio progetto dell’artista chiamato Patients as a paper: senza cartella clinica in ospedale non esisti, il paziente non è nemmeno più un paziente è un caso clinico, un file. L’artista riprende le riflessioni di Foucault sulle dinamiche di potere nell’esercizio della medicina, per restituire ai pazienti la loro voce:

Patient As Paper presented an incredible opportunity for me as an artist to once again make the unseen visible through art, by giving patients a voice. I am interested in using art to explore the patient’s perspective on being in hospital, and their emotional response to becoming a product of investigations and treatments.
Emma Barnard

Patient as People è una mostra itinerante che si è svolta in diversi poli ospedalieri: il destinatario esplicito è infatti il medico. L’arte e la narrazione rappresentano uno strumento educativo fondamentale per gli operatori sanitari e per una medicina realmente “personalizzata”. Il ponte tra arte e scienza non è poi così difficile da percorrere, le  Medical Humanities si insegnano anche con una mostra.

The challenge for us as health care providers is to allow ourselves the opportunity to reflect on these images and thereby consider, in a novel, visual and artistic way, how the patient experience can affect us all.
Michael Papesch

 

 

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