Raccontare la malattia mentale con Instagram

Si può parlare di malattia mentale con i social media? Melissa Spitz, fotografa e caregiver, lo fa con Instagram.
Usando le griglie come metafora della malattia della madre, Debbie Adams,  e costruendo con lei un dialogo basato sul racconto per immagini. Per rompere l’isolamento intorno alla sofferenza di queste persone e come catarsi di un percorso personale faticoso e complesso.

“That was when I knew that the work was a conversation that was not only me watching her but also an echo of how I feel about living and dealing with her.” – Melissa Spitz

Una cosa è certa: parlare di malattia mentale resta ancora un tabù. La malattia mentale fa paura, perché ci mette a confronto con un modo dell’umano che in qualche modo ci appartiene.

Narrazione e psichiatria hanno un legame antico che si radica nell’approccio fenomenologico di Jaspers e Binswanger:
“Se non conosco, se non intuisco, se non partecipo emozionalmente della vita interiore dell’altro, non mi sarà possibile conoscere cosa realmente una persona (un paziente) prova e cosa induce una condizione di sofferenza, o di disperazione”, scrive Jaspers

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Melissa Spitz , originaria di  St. Louis, Missouri, vive attualmente a New York.
Sito ufficiale
Instagram

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