Un anno di medicina narrativa: fotografia del 2015

Nell’arco di questo 2015 ho seguito con attenzione il mondo della Medicina Narrativa in Italia. Ho così potuto constatare il crescente interesse per questa tematica, su diversi fronti.

Le ASL che hanno in corso progetti di Medicina Narrativa sono sempre di più: Fondazione ISTUD ha pubblicato un censimento di tutte le realtà attive sul territorio, aggiornato ad aprile, ma che sicuramente avrebbe bisogno di ulteriori aggiornamenti.

Sono sempre più le aziende farmaceutiche che si stanno avvicinano al mondo della medicina narrativa, sostenendo nuovi progetti e campagne. Mentre Viverla tutta, sostenuto da Pfizer, continua a crescere con una campagna di videostorytelling, nuovi progetti sono sostenuti, per esempio, da Bayer (sulla maculopatia degenerativa),  Novartis (su broncopneumopatia e orticaria cronica) e AbbVie.

Proprio grazie al supporto incondizionato di AbbVie, l’associazione Vivere OnlusCoordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, ha presentato a settembre al Ministero della Salute i risultati di una importante raccolta storie sulle nascite pre-termine.

Il 2015 è stato anche l’anno del lancio di Digital Narrative Medicine: un’interessante piattaforma per agevolare la redazione di cartelle parallele, attraverso gli strumenti del digital, nata dall’esperienza del Center for Digital Health Humanities. Sempre più indagata la relazione tra rivoluzione digitale e pratiche narrative.
La rivoluzione digitale sta cambiando il ruolo del paziente e sta facendo emergere nuove narrazioni: impossibile trascurare questi aspetti

Che si parli sempre di più di Medicina Narrativa su internet e sui social media in Italia è un fatto: ce lo testimonia il monitoraggio di DNM sull’hashtag #MedicinaNarrativa:

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Anche se spesso il confine tra storytelling e medicina narrativa tende a confondersi, come ci mette in guardia Cristina Cenci.

Anche le università cominciano lentamente a prendere coscienza dell’importanza di introdurre l’insegnamento delle medical humanities e della medicina narrativa nei corsi di studi: l’Università Statale di Milano , Humanitas University, l’Università Politecnica delle Marche sono alcuni esempi.

Oltre a questo si moltiplicano i corsi di formazione e di aggiornamento, i seminari e le giornate di studio che mettono in evidenza come la Medicina Narrativa può mettere al riparo dalla medicina difensiva, migliorare la relazione medico-paziente ma soprattutto rappresenta una medicina sobria, rispettosa e giusta, (secondo i dettami di Slow Medicine). e anche efficace, perché, come sosteneva sir W. Osler  “Ascolta il paziente e ti darà la sua diagnosi”.

Un’altra pietra miliare per la Medicina Narrativa è stata la presentazione dei risultati di Storytelling On Records (S.T.O.Re), il progetto europeo, sulla cartella parallela, che ha visto tra i protagonisti italiani l’AUSL Umbria e il CNMR (Centro Nazionale Malattie Rare).

Il 2015 è stato anche l’anno del Primo Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN), tenutosi a Ragusa . Con oltre  300 partecipanti, è stato un importante segnale: emerge l’esigenza di ampliare il dibattito sulla medicina narrativa in termini di maggiore rigore e scientificità e la volontà di costruire una rete nazionale per confrontarsi sulle esperienze e sui progetti in atto. Che è anche l’obiettivo postato avanti da OMNI (Osservatorio Italiano Medicina Narrativa).

Concludo ricordando che lunedì 14, grazie alla ASL Firenze – Laboratorio Medicina Narrativa, in collaborazione con OMNI e SIMeN, avremo l’occasione di ascoltare una lecture di Rita Charon: io ci sarò!

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PS
Si tratta di un elenco parziale, assolutamente non esaustivo: se ritenete che abbia dimenticato qualcosa di importante o abbia fatto qualche errore, sentitevi liberi di segnalarmelo via email

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