Nella sala di attesa di un medico

Nelle ultime settimane mi è capitato più volte di spiegare che cos’è la medicina narrativa a persone che non lavorano nel mondo della salute.  Da qualche settimana, invece, sto lavorando a una spiegazione  più “tecnica” per il nuovo sito della Società Italiana di Medicina Narrativa: leggevo e rileggevo le diverse definizioni, italiane e internazionali,  in cerca della “definizione definitiva” :).  Alla fine, ero talmente confusa che ho deciso di chiudere i libri e ho ripensato a come la racconto ai miei amici e conoscenti: ed ecco come è nato questo post

Nella sala di attesa di un medico, si incrociano sguardi, mani, volti, dolori, paure, pensieri, preoccupazioni, vite al’inizio e vite alla fine.

C’è la signora che controlla di avere con sé tutti gli esami e le radiografie, che ripercorre mentalmente l’elenco delle domande da fare; c’è l’anziano che non perde occasione per raccontare i suoi malanni a chi gli sta seduto accanto; c’è una donna sola, con lo sguardo perso nel vuoto di un dolore troppo grande; c’è un adolescente che pensa che se il medico gli guarisce quell’acne forse riuscirà a rimediare un appuntamento con la sua vicina di banco; c’è anche un informatore con la sua valigetta, che aspetta pazientemente che siano finite le visite per presentare un nuovo prodotto.

Nella sala di attesa di un medico di incrociano storie. Certo, anche in metropolitana o all’interno di un aula scolastica, in un ristorante o dal panettiere: in ogni luogo dove si incontrano persone, ognuno ha la sua storia.

Ma le storie che si incontrano dal medico sono diverse. Sono storie “interrotte” dalla malattia.

E poi c’è un’altra storia, dietro la porta dello studio, nascosta dietro a un camice bianco e al gergo tecnico: c’è anche la storia di un medico, il medico che si occupa di curare quelle persone, che aspettano nell’altra stanza. Anzi, meglio: il medico che cerca di  prendersi cura di quelle storie interrotte.

Perché il medico non è un meccanico che ripara automobili guaste e nemmeno un orologiaio che aggiusta meccanismi complessi dopo averne ascoltato il tic-tac: i meccanismi complessi con cui si trova ad avere a che fare sono persone. E le persone ti coinvolgono come persona: io-tu.

Così ogni giorno, in quello studio medico le storie dei pazienti si incontrano con la storia del medico. E da ogni incontro clinico si genera una nuova storia, unica, irripetibile, una storia di cura. Una storia in cui le due prospettive dialogano, una storia in cui la biologia e la biografia cercano di riallinearsi, una storia in cui si esprimono le emozioni e si raccolgono le informazioni, una storia che esprime un significato condiviso tra medico e paziente.

Il paziente porta la sua storia, la racconta e chiede: “che senso ha questa storia? Io non riesco a capirlo.” E così il medico è coinvolto in una lettura, in un percorso ermeneutico. Proprio come avviene quando leggiamo un libro o guardiamo un film, il testo – in questo caso un testo vivente – ci parla e ci apre a un dialogo in cui risuonano anche parti di noi.

La storia ci invita ad andare a fondo, a cogliere quegli aspetti che sono sotto la superficie del racconto ma che possono servire a comprendere la malattia,

La Medicina Narrativa, senza abbandonare le solide basi della medicina evidence based, anzi forte di quelle, si avventura nell’esplorazione del mondo narrativo del paziente, con gli strumenti efficaci e specifici per questo scopo.
Si avventura nelle narrazioni non per curiosità e nemmeno per rubare il mestiere alla psicoterapia, la medicina riscopre la narrazione per essere una medicina migliore, più efficace nella cura del singolo paziente e più etica, o come si usa dire a desso, sostenibile.

Medicina e Narrazione sembrano lontane. Forse si sono allontanate nelle aule di anatomia o sotto lo sguardo di microscopi sempre più precisi. Ma si riavvicinano ogni volta che si apre quella porta, e avviene l’incontro.

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