Medicina Narrativa Digitale e fecondazione assistita

Torno a parlarvi di Fecondazione Assistita in merito a un progetto di Medicina Narrativa attualmente in corso presso il centro LIVET di Torino.

Il progetto “Il Tuo Diario Di Viaggio” utilizza la piattaforma DNM per l’integrazione della medicina narrativa nella pratica clinica. Le coppie  del centro LIVET – centr0 per la sterilità di coppia in cui si eseguono trattamenti sia omologhi sia eterologhi – sono state invitate a condividere con il team medico un diario digitale, a partire da alcuni stimoli narrativi. Semplici spunti che aprono alla narrazione – come ad esempio “Quando ho cominciato a cercare un bambino”; “Le mie difficoltà…” ; “Cosa mi aspetto nelle prossime settimane” – mirati a favorire l’esplorazione della propria storia personale.

Il progetto è stato lanciato nel maggio 2016 e proseguirà almeno fino al prossimo giugno.

Ho intervistato per la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN)  la dottoressa Alessandra Razzano, psicologa e promotrice del progetto pilota, e due ginecologhe del centro – la dottoressa Luisa Delle Piane e la dottoressa Francesca Bongioanni, che ne è anche il direttore sanitario.

Conoscevate o avevate già praticato la MN prima di questo progetto?

FB No, non conoscevo la MN, prima che la dottoressa Razzano ce ne parlasse.

LDP Conoscevo la MN sul piano teorico perché ne avevo sentito parlare all’interno di congressi e convegni. Il progetto è stata un’occasione per conoscere la medicina narrativa come strumento al servizio della pratica clinica e per vedere come mettere in atto concretamente questo tipo di approccio nell’ambito della Medicina della Riproduzione.

AR Ho lavorato per la prima volta con la Medicina Narrativa, prima di approdare alla LIVET, in ospedale, con un progetto sulla preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche. Come psicologa ho sempre avuto e a che fare con le storie: ascoltare, accogliere e interpretare storie è parte integrante, anzi imprescindibile, del mio lavoro.  In quell’occasione però ho scoperto che la medicina narrativa poteva essere uno strumento ulteriore da offrire sia alle donne, sia agli operatori per entrare in contatto con se stessi. Quando ci raccontiamo rielaboriamo l’esperienza, la rimettiamo in ordine, costruiamo una trama che rappresenta un orizzonte di senso.

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