Siamo tutti un po’ border(blogger)

Tra lavoro e (meritate) vacanze, finisce che sono costretta a scrivere di quello che mi pare anche per lavoro (invece che qui). Per YourBrandCamp ho scritto una piccola riflessione su una piccola realtà come l’Associazione BastiMenti che sta facendo un  esperimento grande. Un giornale, una radio, un blog possono aiutare chi attraversa o ha attraversato la sofferenza psichica?

 

L’associazione di promozione sociale Basti-menti punta sul giornalismo emotivo: il Borderblog come esempio di contenitore culturale che dà voce alla sofferenza psichica e ci dona una lezione sul valore del dialogo e della condivisione.

I blogger sono tutti matti o tutti i matti sono blogger?

Da vicino nessuno è normale: il verso di una canzone di Caetano Veloso ormai è diventato uno slogan un po’ trito, ma che forse funziona ancora bene per tutti noi che scriviamo e ci esprimiamo qui sul web. Narcisisti per lo più, ma anche haters vagamente paranoici, maniacali, entusiasti, sofferenti o disillusi.
In ogni caso, chi più chi meno, come esseri umani tutti noi viviamo in un costante bisogno di equilibrio, camminando sui confini fragili delle nostre emozioni.

E mettiamo in forma queste emozioni attraverso il linguaggio, un linguaggio culturalmente situato.

Qualche giorno fa su Doppiozero, in una recensione-riflessione sull’Atlante delle emozioni, edito da UTET, leggevo: “William Reddy, nel suo libro The Navigation of Feeling, ha descritto le rappresentazioni culturali degli stati emotivi come traduzioni del nucleo duro, persistente, trans-culturale dell’esperienza emotiva, e come atti linguistici che nel dire le emozioni necessariamente le plasmano, le informano. Esistono degli oggetti, le emozioni, che hanno a che fare con la vita biologica dell’individuo e che i linguaggi umani traducono. Le emozioni prendono la forma del discorso e dei gesti che le rappresentano: sono performance verbo-motorie che riattivano secondo modalità culturalmente definite esperienze antropologiche profonde, stati psichici antichissimi.”
Quello che facciamo quotidianamente sui social o su un blog è questo tradurre un nucleo profondo di emozioni che ci accomunano, nel bene e nel male, nella forma culturalmente determinata di un post, di un tweet, di un video o di un podcast.
E quando le emozioni sfociano nel disagio mentale, cosa ne è di questa traduzione culturale delle emozioni?

Basti-menti e il giornalismo emotivo

Basti-Menti, è un’associazione milanese, a cui collaborano pazienti, operatori della salute e giornalisti, che si propone di unire alle cure tradizionali (individuali, di gruppo o familiari), una cura con strumenti culturali.

Uno di questi strumenti culturali – ma non l’unico ci sono anche un giornale, attività teatrali e artigianali –  è un blog: “Siamo quelli che sono passati dentro il dolore o ancora ci sono. Lo conosciamo, e vogliamo portare la nostra esperienza” recita la descrizione del il Border-blog.

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2 Comments Siamo tutti un po’ border(blogger)

  1. Sandro

    io frequento Basti-menti e posso confermare che abbiamo un blog, con continue novità. molto bello il fatto di conoscere la sofferenza perchè ci si è passati, continuerò a seguire anche il tuo blog!

    Reply

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